La città e il cinema – Dillinger è morto

Il cinema di Marco Ferreri è nero, senza speranze. Il suo era un cinema che non protestava, piuttosto metteva in guardia, profeticamente. Suoi sono i capolavori concettuali IL SEME DELL’UOMO, LA CAGNA, LA GRANDE ABBUFFATA, NON TOCCARE LA DONNA BIANCA, CIAO MASCHIO. E Ferreri è il regista italiano più vicino alla nouvelle vague, per tematiche, rabbia ed esecuzione.

DILLINGER E’ MORTO è un suo film del 1969. Il titolo è di per sé struggente e racconta un’epoca, un concetto. Racconta la morte dell’eroe, del maschio, del dominatore: l’uomo è indebolito, sterile al punto d’aver reso sterili anche le donne, esausto del pandemonio che egli stesso ha organizzato intorno a sé. Per tornare libero ha bisogno di un ritorno al primordiale, al selvaggio. L’uomo è ridotto a un fantoccio annoiato in cerca di curioso ozio; costruisce maschere antigas, vaga perplesso nel mondo e sfoga la propria violenza sugli indifesi, spesso sugli animali. Tutto gli viene a noia, e vive senza un perché.

La storia del film si riassume in due-tre frasi: un uomo torna a casa dopo il lavoro, trova per caso una vecchia pistola, la pulisce, la dipinge di rosso, la carica, uccide la moglie, parte per il mare, si tuffa e sale su un veliero diretto a Tahiti, facendosi assumere come cuoco di bordo, sostituendo il precedente, guardacaso appena defunto.

Lui è Michel Piccoli, e la scogliera dalla quale si tuffa prima di imbarcarsi è quella di Grotta Byron a Portovenere. Piccoli vi giunge camminando spaesato, in quella che è ormai per lui diventata una ricerca del caso. Legge la targa di marmo sopra la quale è inciso: “Grotta Byron (Arpaia) Questa grotta ispiratrice di Lord Byron ricorda l’immortale poeta che ardito nuotatore sfidò le onde del mare, da Portovenere a Lerici”.

Grotta Byron porta di un nuovo mondo, di una nuova vita, porta del tuffo di un uomo basito tra le braccia del destino. Portovenere, l’isola Palmaria e il Tino appaiono come un paesaggio lunare, disarmante. Prima brulle sotto l’aspro sole, si tingono poi di un irreale e infernale rosso fuoco del tramonto di un enorme sole ottenuto con un effetto speciale di sovrapposizioni.

In molte storie di Ferreri c’è il mare, basita distesa davanti alla quale stanno abbandonati al destino i personaggi, ridotti a esseri in fuga ma allo stesso in cerca di rifugio. Il mare del Golfo dei Poeti si pregia, con questo film, di una poesia in più da ricordare.

Musiche di Teo Usuelli, con comparsata di Patty Pravo che canta OGGI QUI, DOMANI LA’. Le attrici sono Anita Pallenberg, Annie Girardot e Carole André.

dillinger poster

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