La scogliera erosa dal mare, fianco sud-occidentale dell’Isola Palmaria, sembra riprodurre il profilo del sommo poeta.

Er profilo de Dante

En giorno che NETÙNO i s’éa agiassà,
tanto per reposàsse ‘n momentìn,
a ‘n sèrto punto i éa sta svegià
da’na stéla de mae ch’éa lì vezin.
A vogio dite – a stéla la ghe fa –
che ‘n faòlo me’amìgo ch’i è ‘striui,
i me diseva, aiéi ch’a l’ho ‘ncontrà
mentre da Lérze a me ‘n vegnìvo chì,
che o ciù grande Poeta de talento
ent’a Comedia ch’i ha ciamà Divina,
un ch’i ghe diso DANTE, a me raménto,
fra l’àotro i parla d’a rivéa Spezina.
NETUNO che déa Spèza i éa’namoà,
tanto che fin da quando i éa pecenìn
i aveva dito: – A vogio stae de ca
ente ‘sto golfo fra a Parmàia e o Tin,
e dato che ‘nte ‘r mòdo de pensàe
i somigiàva tuto a noi Spezin
i fa, disa: – Me a vòi recompensàe
questo grande Poeta Fiorentin.–
E i se méta a coòna, i pìa ‘r forcòn,
e i disa ae onde: – Còse l’è ch’a fé?
Su, lèste, andémo ch’a son mé ‘r padròn; ,
la gh’è da travagiàe, vegnì con me,
propio ente ‘sto pùnto d’a scogéa; ,
e mié dg sbrigàve tùte quante,
ch’a vògio ch’a fenì prima de séa:
a dové faghe er profilo de DANTE.
Defati avanti nòte i éa’nza fenì; ,
e i éa cossi ben fato e somigiànte
che tuti quanti mia ch’i vègno chì
s’i vèno véde com’i éa fato DANTE.

Primo premio al Premio C.A. Federici 1978

 

RITRATTO DI DANTE
Honoré de Balzac

Dante_Alighieri_1Era davvero impossibile a chiunque, e persino a una persona salda non confessare che la natura aveva dotato di poteri esorbitanti quell’essere apparentemente soprannaturale. Benché i suoi occhi fossero profondamente infossati sotto le grandi arcate disegnate dalle sopracciglia, era come quelli di un nibbio incastonati in palpebre cosi larghe circondate da un cerchio nero così vivamente segnato in alto sulla guancia che i loro globi parevano prominenti. Quell’occhio magico aveva un non so che di dispotico e di penetrante che afferrava l’anima con uno sguardo greve e colmo di pensieri, uno sguardo brillante e lucido come quello dei serpenti o degli uccelli; ma che sconcertava e che schiacciava con la rapida comunicazione di una immensa sventura o di una qualche potenza sovrumana. Tutto era in armonia con quello sguardo di piombo e di fuoco, fisso e mobile, severo e calmo. Se in quel grande occhio d’aquila le agitazioni terrene parevano in qualche modo spente, il volto magro e asciutto portava pero le tracce di passioni infelici e di grandi eventi realizzati. II naso cadeva diritto e si prolungava in modo da sembrare trattenuto dalle narici. Le ossa del viso erano nettamente accentuate da rughe lunghe e diritte che solcavano le guance scarne. Tutto ciò che nel suo volto formava un incavo appariva cupo. Avreste detto il letto di un torrente ove la violenza dello scorrere delle acque era attestata dalla profondità dei solchi che tradivano lotte orribili, eterne. Simili alla traccia lasciata dai remi di una barca sulle onde, larghe pieghe partivano da ogni lato del naso che marcavano fortemente il viso e davano alla bocca, decisa e priva di sinuosità, un carattere di amara tristezza. La fronte tranquilla si slanciava con una sorta di baldanza al di sopra dell’uragano dipinto sul volto, e lo coronava di una cupola di marmo. Lo straniero conservava l’atteggiamento intrepido e serio che contraddistingue gli uomini abituati alla sventura, che la natura ha dotato d’impassibifità nell’affrontare le folle furiose e nel guardare in faccia i grandi pericoli. Sembrava muoversi in una sfera che qui era propria, dalla quale planava al di sopra dell’umanità. Al pari dello squardo, i suoi gesti emanavano una potenza irresistibile; le sue mani affilate erano quelle di un guerriero; se si dovevano abbassare gli occhi quando i suoi affondavano nei vostri, altrettanto di dovevaa tremare quando la sua parola o un cenno del capo si rlvolgevano alla vostra anima. Camminava circondato da una silenziosa maestà che lo faceva scambiare per un despota senza guardie, Per qualche Dio senza raggi. Il suo abito dava ancora maggior rilievo alle idee ispirate dalla singolarità del suo portamento o della sua fisionomia. L’anima il corpo e l’abito armonizzavano in modo da impressionare le immaginazioni più fredde. Portava una specie di cotta di panno nero, senza maniche, che si agganciava sul davanti e scendeva fino a metà gamba, Lasciandogli il collo scoperto, senza risvolto. II giustacuore e gli stivaletti erano anch’essi neri. Sul capo aveva una calotta di velluto simile a quella di un prete, e che tracciava una linea circolare sopra la fronte senza che ne uscisse un solo capello. Era il lutto piu rigoroso e l’abito più puro che un uomo potesse indossare. Se non avesse avuto una lunga spada che pendeva al suo fianco, appesa a un cinturione di cuoio che si scorgeva dallo spacco del soprabito nero, un ecclesiastico l’avrebbe salutato come suo fratello. Benché fosse di statura media, sembrava alto; ma guardandolo in volto, era gigantesco.

Dante

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