La città e il cinema – Anastasia mio fratello

Schermata Anastasia mio fratelloNel 1973 esce al cinema ANASTASIA MIO FRATELLO (OVVERO IL PRESUNTO CAPO DELL’ANONIMA ASSASSINI), commedia nera di Steno, con Alberto Sordi e l’americano Richard Conte, ispirata alla figura del gangster italiano Albert Anastasia, emigrato in America nei primi anni del ‘900. Richard Conte era uno specialista in ruoli noir, sia statunitensi che italiani. Alcuni titoli: MENTRE LA CITTA’ DORME, I CORSARI DELLA STRADA, GARDENIA BLU, LA SIGNORA NEL CEMENTO, IL PADRINO, MILANO TREMA: LA POLIZIA VUOLE GIUSTIZIA, IL POLIZIOTTO E’ MARCIO.

Qui Conte interpreta il gangster Albert. All’opposto Sordi interpreta suo fratello don Salvatore Anastasia, mite sacerdote calabrese che riceve per lettera l’invito del fratello a raggiungerlo a New York. Affascinato dalla grande metropoli statunitense, mito, meta e leggenda di molti emigranti italiani, Don Salvatore cerca di ambientarsi nel quartiere di Little Italy. E’ un bonaccione, e nonostante i mille indizi a disposizione, non intuisce l’identità criminale del fratello. L’intero film è sorretto dalle improbabili situazioni comiche ma amare derivate dall’ingenuità del religioso.

Siamo nel 1949, ma alcuni errori rovinano l’ambientazione d’epoca (o le donano intriganti paralleli): in diverse inquadrature svettano le Torri Gemelle (inaugurate proprio nell’anno di realizzazione del film), e dietro le antiche automobili di scena impiegate nelle sequenze in esterni, il traffico della Grande Mela scorre con le contemporanee autovetture anni settanta. In una sequenza ambientata al porto, figura anche un camion Fiat, e al di là del fatto che anche quel modello di autocarro è successivo all’ambientazione anni quaranta, v’è un doppio trucco: quella breve scena è stata girata nel porto della Spezia (si intravede in lontananza, all’orizzonte, l’inconfondibile sagoma dei monti attorno alla città, nonché quella dei giganti silos di Molo Garibaldi demoliti intorno al 2010). La scena è quella in cui Sordi e Conte, passeggiando per il molo, incappano nel ritrovamento di un cadavere affondato coi piedi nel cemento. Gangster e malavita americana nel porto della Spezia, anche se solo per la magia di un pugno di minuti di pellicola.

La troupe si trovava alla Spezia non per caso, ma per girare la prima parte del film ambientata a bordo di una nave ormeggiata nel nostro porto, quella in cui don Salvatore compie la traversata dell’oceano. Era una nave d’epoca in demolizione, che venne sfruttata per l’occasione. Ve ne dovrebbe esser traccia nella cronaca locale dell’epoca.

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